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	<title>Settimana della Legalità</title>
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	<description>TELESE TERME, BENEVENTO e MONTESARCHIO &#124; 3 - 7 maggio 2012</description>
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		<title>Il programma 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 16:03:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[giovedì 3 maggio Benevento, ore 11 – Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri e di Ristorazione Le Streghe &#8211; M. Polo di Benevento Gesù è più forte della camorra. I miei sedici anni a Scampia, fra lotta e misericordia di Aniello Manganiello e Andrea Manzi Rizzoli – 2011   interviene: don Aniello Manganiello – ex parroco di Scampia   venerdì 4 maggio Montesarchio, ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.settimanadellalegalita.it/wp-content/uploads/2012/04/PROGRAMMA.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-594" title="PROGRAMMA" src="http://www.settimanadellalegalita.it/wp-content/uploads/2012/04/PROGRAMMA.jpg" alt="" width="560" height="459" /></a></p>
<blockquote><p>giovedì <strong>3</strong> maggio</p></blockquote>
<p><strong>Benevento, ore 11</strong> – Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri e di Ristorazione Le Streghe &#8211; M. Polo di Benevento<strong></strong></p>
<p><strong>Gesù è più forte della camorra. I miei sedici anni a Scampia, fra lotta e misericordia</strong></p>
<p>di <strong><em>Aniello Manganiello</em></strong> e <strong><em>Andrea Manzi</em></strong></p>
<p>Rizzoli – 2011</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>interviene:</em></p>
<ul>
<li><strong>don Aniello Manganiello</strong> – ex parroco di Scampia</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<blockquote><p>venerdì <strong>4</strong> maggio</p></blockquote>
<p><strong>Montesarchio, ore 11 </strong>– auditorium  Stabilimento Mataluni (con gli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Enrico Fermi” di Montesarchio)</p>
<p><strong>Se Steve Jobs fosse nato a Napoli</strong></p>
<p>di <strong><em>Antonio Menna</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><em>intervengono:</em></p>
<ul>
<li><strong>Vincenzo Mataluni</strong> – amministratore delegato Oleificio Mataluni</li>
<li><strong>Marcella Pizzillo</strong> - sostituto procuratore della Repubblica</li>
<li><strong>Antonio Menna</strong> - giornalista</li>
</ul>
<p><strong><br />
</strong></p>
<blockquote><p>sabato <strong>5</strong> maggio</p></blockquote>
<p><strong>Telese Terme, ore 11</strong> – Palacongressi Terme (con studenti dell’Istituti d’Istruzione Superiore Telesi@ di Telese)</p>
<p><strong>Dentro la giustizia</strong></p>
<p>di <strong><em>Raffaello Magi</em></strong><em></em></p>
<p><em> </em><em>intervengono:</em></p>
<ul>
<li><strong>Angela Nicoletti</strong> – giornalista del quotidiano “La Provincia”</li>
<li><strong>Giuseppe De Matteis </strong>– questore di Frosinone</li>
<li><strong>Raffaello Magi </strong>– magistrato</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>domenica <strong>6</strong> maggio</p></blockquote>
<p><strong>Benevento, ore 20</strong> – Chiesa dell’Addolorata</p>
<p><strong>Veglia in ricordo delle vittime di camorra</strong></p>
<p>Evento promosso dall’<strong>Agesci</strong> <strong>Benevento 2</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<blockquote><p><strong> </strong>lunedì<em> <strong>7</strong></em> maggio</p></blockquote>
<p><strong>Telese Terme, ore 11</strong> – Polo Tecnologico IIS Telesi@ (con studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore Telesi@ di Telese)</p>
<p><strong>La giusta parte. Testimoni e storie dell’antimafia</strong></p>
<p>a cura di <strong><em>Mario Gelardi</em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>interviene:</em></p>
<ul>
<li><strong>Mario Gelardi</strong> – regista teatrale</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Raffaello Magi, il giudice che incastrò &#8220;Sandokan&#8221; Schiavone</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 01:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avevamo letto, sulle vicende criminali dei clan dei Casalesi, il punto di vista dello scrittore, Roberto Saviano. Poi è arrivato quello del Pubblico Ministero, Raffaele Cantone, ora è arrivato quello del giudice Raffaello Magi, per la precisione dell&#8217;estensore di quella storica sentenza che è stata «saccheggiata», nel corso degli anni, da tutti coloro che, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avevamo letto, sulle vicende criminali dei clan dei Casalesi, il punto di vista dello scrittore, Roberto Saviano. Poi è arrivato quello del Pubblico Ministero, Raffaele Cantone, ora è arrivato quello del giudice Raffaello Magi, per la precisione dell&#8217;estensore di quella storica sentenza che è stata «saccheggiata», nel corso degli anni, da tutti coloro che, per un verso o per l&#8217;altro, si sono imbattuti professionalmente in quelle vicende di camorra.</p>
<p>«Dentro la Giustizia», di Raffaello Magi, appunto, edito dall&#8217;ancora del Mediterraneo nella collana «Le gomene», non è però l&#8217;ennesimo libro su «Gomorra e dintorni» (verrà <strong>presentato a Telese nel Palacongressi delle Terme sabato 5 maggio alle ore 11 nell&#8217;ambito della Settimana della Legalità</strong>). In primo luogo perché la sentenza cosiddetta «Spartacus» rappresenta, nella gerarchia delle fonti giornalistiche e storiche sull&#8217;argomento, una fonte di rango «Costituzionale», ovvero superiore a tutte le altre, comprese quelle di improvvisati inquirenti che vestono i panni del giornalista investigativo dall&#8217;analisi (anche logica) traballante e dalla scrittura claudicante. Il pregio più evidente del libro di Magi che, ripetiamo, chiude una sorta di trilogia sull&#8217;argomento, è quello di essere quasi un manuale di diritto e procedura penale a uso divulgativo, che si legge con scioltezza, ma nulla cede alla semplificazione o allo sconfinamento in campi non propri dell&#8217;autore. Che resta fedele alla sua personalità di giudice laborioso e silenzioso, sereno e semplice, anche di fronte a situazioni mostruose e complicate come, è lui a raccontarcelo nelle 135 pagine, si riveleranno quelle all&#8217;interno e all&#8217;esterno del processo più famoso della lotta alla delinquenza organizzata, insieme al maxiprocesso istruito da Giovanni Falcone contro Cosa Nostra.<br />
Nel libro, insomma, Magi non parla e soprattutto non celebra se stesso, ma apre le pagine del suo personalissimo diario di quegli anni di lavoro «matto e disperatissimo» che capitano, quasi per caso, ad un magistrato figlio e fratello di magistrati che della toga, tuttavia, avverte più l&#8217;onere che l&#8217;onore e non se la toglie mai, in nessun passaggio del libro e, supponiamo, della sua vita. E dei magistrati, non soltanto di lui, l&#8217;autore ci rivela ansie comuni e debolezze condivise. Quella, ad esempio, di sperare che un processo enorme come questo resti dove era in un primo momento, a Napoli. Il quinto tribunale d&#8217;Italia, Santa Maria Capua Vetere (ai colleghi «forestieri» Magi deve spesso precisare che non lavora in una congrega, ma proprio in un tribunale) al momento della paventata assegnazione di Spartacus ha il seguente carico di lavoro e di organico: quattro processi per camorra con seicentootto imputati, altri duemila in ruolo più cinquemila in giacenza e soltanto quattordici giudici. «Non ce la faranno, è un ufficio troppo piccolo, con troppi problemi», questa la frase, ripetuta più volte nel libro, e ad un tratto fatta propria dall&#8217;autore, che circola negli ambienti giudiziari di santa Maria e non solo.</p>
<p>L&#8217;avventura, dunque, ha inizio e Magi viene reclutato come giudice supplente sin dalla prima udienza, una «ciucciuvettola», si definisce lui stesso, una civetta, cioè, uccello del malaugurio, che può intervenire soltanto se uno dei titolari ha un impedimento, di qualunque natura. Cosa che puntualmente accade e da panchinaro, Magi entra in campo e comincia a raccogliere migliaia di appunti e, come dice lui stesso manzonianamente, «risciacqua i panni nel Volturno», ovvero si immerge testa e corpo nelle logiche, nei luoghi, nelle menti criminali di chi sarà poi oggetto del suo giudizio. Sempre con attenzione maniacale per la prova, per gli elementi di sostegno alla stessa, espressione che preferisce a quella di riscontri e un rispetto sacrale dell&#8217;imputato, anche del più terribile che, per lui, resta innocente fino a quando quella presunzione stabilita dalla nostra Costituzione non si trasforma in certezza contraria.</p>
<p>Un ricercatore della verità dei fatti, non di quella delle proprie opinioni, del proprio convincimento: per Magi il giudice sa da dove parte, ma non può e non deve sapere dove arriva « i fatti, se li cerchi, decidono per te», annota efficace il giudice. Garantismo? Ma no, è il diritto, è la giustizia, bellezza! Almeno quelli che erano tali ai tempi del papà di Magi, compagno di lavoro e non solo del povero Nicola Giacumbi, prima vittima illustre delle Br napoletane. Un papà, quello di Magi, che pretore a Eboli intima alla moglie ventenne di non frequentare nessuno, un «sacerdote» assai diverso da alcuni suoi presenzialisti colleghi di oggi, per fortuna minoranza fastidiosa, seppur insidiosa, dei salotti televisivi e non. Da quel padre Magi deve aver ereditato molto, visto che di lui, salvo eccezioni, nessuno si era accorto fino alla pubblicazione di «Gomorra». Anche nel libro, lo ribadiamo, Magi resta «di quinta», manda avanti storie, spiegazioni di diritto, riflessioni processuali. Fornisce retroscena interessanti, come quello di un Francesco Schiavone, «Sandokan», che per smontare le accuse a suo carico tira fuori il complotto dei comunisti, ovvero di Luciano Violante che aveva lanciato un appello a «fare presto» la sentenza Spartacus dopo l&#8217;uccisione di don Peppe Diana.</p>
<p>Senza l&#8217;alone dell&#8217;epica criminale, gli imputati, che poi sono i capi del clan più temibile d&#8217;Europa, vengono descritti per quello che sono: scaltri, ignoranti, pericolosi, senza scrupoli, ma anche deboli, prevedibili, a tratti patetici. Non dissimili, questo Magi non lo dice, ma lo aggiungiamo noi, dai cosiddetti cittadini perbene di quelle zone e non soltanto di quelle, da molti di quei professionisti che sono in quell&#8217;aula o fuori. Di quella «fu» borghesia che all&#8217;inizio del libro Magi descrive affetta da un senso effimero di diversità che nasce solo dalla «dispercezione» di luoghi, uomini e cose. Semplificando: c&#8217;è un po&#8217; o tanto di camorrista in molti di noi, e viceversa, dunque quelle garanzie spesso invocate dai «rei» perbene vanno riconosciute anche a quelli che tali non sono e, senza reticenze, Magi stigmatizza le ispezioni corporali invasive dei detenuti al regime di massima sicurezza, anche perché rischiano di mettere in forse la partecipazione all&#8217;udienza del detenuto stesso.</p>
<p>Una defezione che il manipolo di determinati incoscienti del tribunale sammaritano non può permettersi. Alla fine, dopo peripezie di ogni genere, si arriverà alla sentenza, dopo quasi due anni trascorsi tra requisitoria e arringhe, tra migliaia di deposizioni, atti letti, dati per letti, imprevisti, morti «pesanti» come quella di don Peppe Diana, appunto, o sull&#8217;altro versante di Dante Passarelli, riciclatore tra i più importanti del clan di Casale. Ci fermiamo qui e non soltanto per ragioni di spazio, ma per non togliere a chi legge il gusto di immergersi, da una posizione privilegiata, nel processo più importante della storia giudiziaria napoletana. Nel quale, nel rispetto di tutti, si è arrivati a una condanna, confermata in Cassazione, nel nome di tutti noi. Lontano dai riflettori e dai giornali, come è stato più volte detto. Il che, visti i risultati, non depone proprio a nostro favore. Che la pensi così anche Magi, nonostante che la donna che ringrazia due volte e che lo ha reso padre, sia una nostra collega?</p>
<p><strong>Geo Nocchetti </strong>(tratto dal Corriere del Mezzogiorno)</p>
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		<title>“Starci dentro“ per capire la camorra</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 00:51:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Se rivado con il pensiero ai miei primi periodi di Scampia, penso che una camorra così cruenta come quella che ho visto all’opera… e che tanti lutti e odisee ha imposto ai miei parrocchiani, non ha avuto affatto vita facile …Più il male è diventato insopportabile tanto più sono emerse conversioni convinte che hanno lasciato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Se rivado con il pensiero ai miei primi periodi di Scampia, penso che una camorra così cruenta come quella che ho visto all’opera… e che tanti lutti e odisee ha imposto ai miei parrocchiani, non ha avuto affatto vita facile …Più il male è diventato insopportabile tanto più sono emerse conversioni convinte che hanno lasciato tracce profonde nella comunità… Io sono un sacerdote di Cristo e lotto per un’idea che è più antica di tutte le ideologie e fa leva su un libro, il Vangelo».</p>
<p>Con questi piccoli brani si può forse riassumere l’esperienza che don Aniello Manganiello ha voluto comunicarci con <em>Gesù è più forte della Camorra, I miei sedici anni a Scampia fra lotta e misericord</em>ia,  scritto insieme ad Andrea Manzi e il cui ricavato andrà al Centro don Guanella di Napoli. Un testo che <strong>verrà presentato a Benevento presso l&#8217;Istituto Alberghiero Le Streghe il 4 maggio alle ore 11 nell&#8217;ambito della Settimana della Legalità</strong> e che si presta a diverse letture e interpretazioni: c’è chi evidenzia la denuncia alle istituzioni locali, chi lo scontro tra l’autore e l’autorità ecclesiastica e chi, volendo in qualche modo screditare Roberto Saviano, sottolinea la critica che don Aniello muove nei confronti dell’autore di Gomorra, là dove gli dice che «non basta la denuncia, ma occorre lottare per offrire nuove condizioni di vita».</p>
<p>Il libro è però principalmente l’intensa testimonianza di chi ha cercato di vivere e mettere in pratica le parole di don Guanella, fondatore della congregazione religiosa a cui l’autore appartiene: «A chi ha bisogno, non basta solo il Vangelo. Perciò, date pane e Vangelo». Mentre la determinazione e il coraggio che hanno spinto un semplice prete ad affrontare il degrado di realtà come Scampia sono riassunte in una frase di padre David Maria Turoldo, che lo stesso autore pone all’inizio del libro: «Domani un nuovo rimorso mi spingerà sulla strada».</p>
<p>Già, la strada. Questa è stata per 16 anni la terra di missione di don Aniello. Qui ha dovuto scontrarsi con la realtà di un territorio in cui la gente è costretta a chinare il capo. Ma lui no. Ha affrontato a viso aperto quei camorristi che lo minacciavano, ha denunciato lo spaccio di droga che viene fatto tranquillamente in piazza, ha subito furti e ha visto assassinati giovani che di quell’ambiente facevano parte. Ma ha assistito anche alla conversione di alcuni dei ragazzi di Scampia: criminali, drogati, malati di Aids.<br />
La sua è stata, come definisce nel libro, un’anticamorra «delle opere, del contagio, dell’esempio, dell’intervento concreto; un’anticamorra discreta che ha più effetto però di una grande campagna mediatica, perché nel suo Dna c’è il potere seduttivo della verità. Perciò, per risultare credibile, la lotta alle mafie non può essere un lavoro ma deve essere una missione, un’opera generosa e gratuita».</p>
<p>Si è impegnato molto l’ex parroco del rione don Guanella, riuscendo a coinvolgere diverse persone nella sua missione. Un anno fa, però, i suoi superiori gli hanno chiesto di trasferirsi al quartiere Trionfale di Roma. Don Aniello, pur se con molta fatica e titubanza, mette in pratica il voto d’obbedienza che lo lega alla sua congregazione e si trasferisce nella nuova parrocchia. A nulla è servito, da parte dei fedeli di Scampia, raccogliere firme e svolgere una fiaccolata in suo favore.</p>
<p>Il dato ufficiale del suo trasferimento è per “motivi di avvicendamento”, ma non tutti ci credono. Si dice che sia a causa del fatto che don Aniello non si è mai tirato indietro e che, forse, ha alzato un po’ troppo la voce contro la camorra. Ma anche per aver accusato la Chiesa napoletana «di essere molto più sensibile agli equilibri di potere, ai rapporti istituzionali di vertice, alle relazioni diplomatiche con politici spesso compromessi con poteri oscuri che alla vicinanza effettiva con la gente».<br />
Ecco perché Gesù è più forte della camorra oltre ad essere una testimonianza è anche un libro che ci introduce alla comprensione della camorra. Perché certe cose si possono capire vivendole: «Non si può capire il fenomeno criminale dall’esterno. Bisogna starci dentro, convivere con la società che lo subisce e che, purtroppo, spesso se ne lascia sedurre».</p>
<p><strong>Mario Impellizzeri </strong>(tratto da <a href="http://www.narcomafie.it/2011/06/07/%E2%80%9Cstarci-dentro%E2%80%9C-per-capire-la-camorra/" target="_blank">Narcomafie</a>)</p>
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		<title>&#8216;Se Steve Jobs fosse nato a Napoli&#8217;. Da un amaro post su un blog al libro</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 00:44:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Se Steve Jobs fosse nato a Napoli forse sarebbe diventato un garagista&#8221;. A trarre ispirazione da questa amara riflessione in un commentatissimo post del suo blog &#8211; 400mila contatti in tre giorni &#8211; e a trasformarla nel libro &#8216;Se Steve Jobs fosse nato a Napoli&#8216; (che verrà presentato a Montesarchio il 4 maggio alle ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Se Steve Jobs fosse nato a Napoli forse sarebbe diventato un garagista&#8221;. A trarre ispirazione da questa amara riflessione in un commentatissimo post del suo blog &#8211; 400mila contatti in tre giorni &#8211; e a trasformarla nel libro &#8216;<em>Se Steve Jobs fosse nato a Napoli</em>&#8216; (che <strong>verrà presentato a Montesarchio il 4 maggio alle ore 11 presso l&#8217;auditorium dell&#8217;Oleificio Mataluni nell&#8217;ambito della Settimana della Legalità</strong>) è stato il giornalista Antonio Menna. &#8220;Racconto la vicenda di due ragazzi partenopei &#8211; spiega l&#8217;autore  -, due ventenni, appassionati di tecnologia, che hanno avuto un&#8217;idea per un computer innovativo, ma non hanno i soldi per assemblarlo. Come il celebre Jobs anche i due giovani informatici napoletani decideranno di allestire il laboratorio nel garage di famiglia, ma la loro storia sarà molto diversa&#8221;. Per realizzare il loro sogno dovranno affrontare una serie di peripezie che, spiega Menna, &#8220;se fossero cresciuti come Jobs a Mountain View nella contea di Santa Clara in California non avrebbero avuto&#8221;.</p>
<p>&#8220;Tanti gli ostacoli che si trovano di fronte &#8211; spiega ancora  l&#8217;autore &#8211; prima l&#8217;accesso al credito, la difficoltà a trovare i soldi senza avere un capitale iniziale, i finanziamenti pubblici che arrivano in ritardo e la burocrazia. Basti dire che tutti i soldi che riescono a racimolare, vendendo un motorino e altri oggetti, li spenderanno dal notaio solo per depositare lo statuto costitutivo, aprire la partita Iva, per la posta elettronica certificata e il conto corrente bancario. Oltre a libri contabili, registri e certificazioni varie. E poi dietro l&#8217;angolo c&#8217;è sempre la corruzione&#8221;.</p>
<p>Una storia che potrebbe essere ambientata anche in un&#8217;altra città italiana. &#8220;Con questo racconto &#8211; dice Menna &#8211; ho voluto trattare dei problemi del nostro Paese che non sono solo di Napoli, a parte quello della camorra che è l&#8217;ultimo ostacolo che i due ragazzi si trovano ad affrontare, tanto che a un certo punto pensano anche di mollare e affittare il garage, ma alla fine, caparbiamente, ci riprovano. Volevo dare l&#8217;immagine di una città che non si arrende di fronte ai problemi&#8221;.</p>
<p>(fonte: Adnkronos)</p>
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		<title>Storie di donne e uomini che non hanno rinunciato al proprio ideale di giustizia</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 20:43:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Una mattina, avevo da poco compiuto vent’anni, sui giornali di tutta Napoli apparve il volto di mio padre affiancato a quello di Paoletto, un amico: Presi scissionisti, uno di loro si rifugiava in una villetta nel castellano. Ricordo che piansi per pochi secondi. Non certo per il dispiacere di aver perso per un breve o lungo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.settimanadellalegalita.it/wp-content/uploads/2012/04/la-giusta-parte1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-514" style="margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="la-giusta-parte" src="http://www.settimanadellalegalita.it/wp-content/uploads/2012/04/la-giusta-parte1.jpg" alt="" width="128" height="201" /></a>“Una mattina, avevo da poco compiuto vent’anni, sui giornali di tutta Napoli apparve il volto di mio padre affiancato a quello di Paoletto, un amico: <em>Presi scissionisti, uno di loro si rifugiava in una villetta nel castellano</em>. Ricordo che piansi per pochi secondi. Non certo per il dispiacere di aver perso per un breve o lungo periodo mio padre, visto che lo vedevo sempre più di rado, ma per la rabbia di non aver capito. Di non aver capito davvero niente, di aver vissuto una vita che solo in parte potevo capire”.</p>
<p>Così Alessandro, protagonista di una delle storie raccolte nel libro “La giusta parte. Testimoni e storie dell’antimafia” (Caracò Editore, 2011, costo: 12 euro), racconta la terribile scoperta. Il volume curato da Mario Gelardi (regista della versione teatrale di <em>Gomorra</em>) verrà <strong>presentato a Telese Terme (BN) il 7 maggio alle ore 11 presso il Polo Tecnologico dell&#8217;Istituto d&#8217;Istruzione Superiore &#8220;Telesi@&#8221; nell&#8217;ambito della Settimana della Legalità</strong>.</p>
<p>Il libro contiene tante storie come questa, diverse tra loro ma accomunate da un unico filo conduttore: raccontare l’antimafia quotidiana, “quella fatta da uomini e donne che ogni giorno si ritrovano in prima linea per aver fatto una scelta di vita, tra le tante possibili, che condiziona inesorabilmente anche la loro esistenza: una scelta di responsabilità e di impegno civile”.</p>
<p>Una lettura che consente di riflettere sulla pervasività del fenomeno mafioso, in grado di allignare dovunque, capace di infettare e compromettere la vita di chiunque, anche di chi se ne ritiene al riparo, com’è appunto il caso di Alessandro, mandato via dal rione Traiano dalla madre separata e che all’età di ventuno anni scopre che il padre è un camorrista. E pensa: “La camorra mi ha sfiorato, si è acquattata nell’ombra, ma non è riuscita a prendermi”.</p>
<p>E c’è poi la storia del giudice Raffaele Cantone contenuta nel capitolo <em>La linea</em>, che non riesce a dormire alla vigilia della sentenza della Corte di Cassazione sul processo Spartacus, l’ultima pronuncia. Dalla finestra scorge l’auto della scorta avvolta nel buio. A quegli uomini deve tutto. Sono i guardiani della sua linea di confine. Custodi di carne o ossa della sua scelta. E riflette sul fatto che non esistono brave persone e persone cattive: “No. Esiste una linea. E ogni giorno ciascuno di noi sceglie da che parte stare. Non è una scelta facile, scontata, fatta una volte per tutte. La linea è sempre lì e non si è mai sicuri. Bisogna ogni volta scegliere”.</p>
<p>Un capitolo del libro è dedicato al giornalista siciliano Pippo Fava, ucciso dalla mafia con <em>cinque piccole lame di piombo</em>, che era l’essenza di un mestiere che, per chi è animato da passione e ideali puri, diventa una missione al servizio della verità. “Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza, la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente all’erta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo “.</p>
<p>C’è, infine, la storia del giovane Salvatore Nuvoletta, medaglia d’oro al valor dell’Arma e a cui il 7 maggio 2011 è stato dedicato lo stadio di Marano. E’ il protagonista del capitolo <em>L’atleta e il carabiniere</em>”, che si chiude con un messaggio toccante: “L’elaborazione di un lutto si è trasformata ancora una volta in un’opera di impegno civile. C’è una targa all’ingresso con il suo nome e con una frase che non lascia indifferenti: la camorra non potrà mai appropriarsi della nostra memoria. Negli anni ho capito che la memoria è il bene più importante che abbiamo, da custodire dome un dono prezioso e da alimentare giorno dopo giorno, soprattutto in queste terre, tra questa gente”.</p>
<p>Il volume (che raccoglie i contributi di Francesco Barra, Alessandro Chetta, Tina Cioffo, Daniela De Crescenzo, Corrado De Rosa, Rosario Esposito la Rossa, Alessandro Gallo, Mario Gelardi, Santina Giannone, Marina Indulgenza, Giuseppe Miala di Mauro, Ciro Oliviero, Carmen Pellegrino, Massimiliano Perna, Luigi Pingitore, Patrizia Rinaldi, Maria Cristina Sarò e Cristina Zagaria e i cui diritti saranno devoluti ad un progetto culturale per i ragazzi dell’istituto penitenziario minorile di Nisida) racconta, insomma, in un<em>continuum</em> armonico di verità, emozioni e rabbia civile, la lotta quotidiana di quelle perone che hanno scelto, tra le tante alternative possibili, quella più impegnativa: stare dalla giusta parte.</p>
<p>Una scelta di libertà e responsabilità che accomuna donne e uomini che non si sono piegati, che non hanno rinunciato al proprio ideale di giustizia, ciascuno nel proprio ambito quotidiano.</p>
<p>(fonte: Sanniopress)</p>
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		<title>Raffaello Magi</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 16:20:26 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[I protagonisti 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Napoletano, quarantotto anni, da diciotto è magistrato al tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. E’ stato l’estensore della sentenza Spartacus nel processo contro il clan dei Casalesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.settimanadellalegalita.it/wp-content/uploads/2012/04/magi-pagina.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-440" title="magi-pagina" src="http://www.settimanadellalegalita.it/wp-content/uploads/2012/04/magi-pagina.jpg" alt="" width="336" height="313" /></a></p>
<p>Napoletano, quarantotto anni, da diciotto è magistrato al tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. E’ stato l’estensore della sentenza <em>Spartacus</em> nel processo contro il clan dei Casalesi.</p>
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		<title>Don Aniello Manganiello</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 16:13:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dai primi anni Novanta al settembre 2010 è stato il parroco di Santa Maria della Provvidenza, a Scampia. Il suo trasferimento ha suscitato le proteste della gente e ha avuto una grande eco sui media.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.settimanadellalegalita.it/wp-content/uploads/2012/04/manganiello-pagina.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-438" title="manganiello-pagina" src="http://www.settimanadellalegalita.it/wp-content/uploads/2012/04/manganiello-pagina.jpg" alt="" width="336" height="313" /></a></p>
<p>Dai primi anni Novanta al settembre 2010 è stato il parroco di Santa Maria della Provvidenza, a Scampia. Il suo trasferimento ha suscitato le proteste della gente e ha avuto una grande eco sui media.</p>
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		<title>Mario Gelardi</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 16:06:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Autore e regista teatrale. Premio Olimpici del Teatro come miglior novità italiana per Gomorra scritto con Roberto Saviano. È stato direttore artistico della rassegna “Teatri della legalità”. Ha curato l’antologia La ferita. Racconti per le vittime innocenti di camorra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.settimanadellalegalita.it/wp-content/uploads/2012/04/gelardi-pagina.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-436" title="gelardi-pagina" src="http://www.settimanadellalegalita.it/wp-content/uploads/2012/04/gelardi-pagina.jpg" alt="" width="336" height="313" /></a></p>
<p>Autore e regista teatrale. Premio <em>Olimpici del Teatro</em> come miglior novità italiana per <em>Gomorra</em> scritto con Roberto Saviano. È stato direttore artistico della rassegna “Teatri della legalità”. Ha curato l’antologia <em>La ferita. Racconti per le vittime innocenti di camorra</em>.</p>
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		<title>Antonio Menna</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 15:54:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Collaboratore del quotidiano II Mattino, è autore di un blog molto seguito (antoniomenna.wordpress.com). Il post Se Steve Jobs fosse nato a Napoli, pubblicato alla morte del fondatore della Apple, è stato letto da oltre cinquecentomila persone, diventando un vero e proprio fenomeno della rete.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.settimanadellalegalita.it/wp-content/uploads/2012/04/menna-pagina.jpg"><img class="size-full wp-image-434 alignnone" title="menna-pagina" src="http://www.settimanadellalegalita.it/wp-content/uploads/2012/04/menna-pagina.jpg" alt="" width="336" height="313" /></a></p>
<p>Collaboratore del quotidiano <em>II Mattino</em>, è autore di un blog molto seguito (antoniomenna.wordpress.com). Il post <em>Se Steve Jobs fosse nato a Napoli</em>, pubblicato alla morte del fondatore della Apple, è stato letto da oltre cinquecentomila persone, diventando un vero e proprio fenomeno della rete.</p>
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